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Quando siamo "donne selvagge"

Oh, allora, mi si consenta una riflessione sul nostro essere donne (perché questo siamo, pardon, sono, io, non so se lo sono tutti quelli che leggono, anzi, spero che qualche maschietto da queste parti passi pure…).

C’è una cosa che ci caratterizza fin dall’infanzia: l’approccio con il nostro “essere donne naturali”, le mestruazioni.

Da ragazzine, dalle medie (a volte fin dalle elementari) in poi, finché, per nostra liberazione, non “ci sviluppiamo”, passiamo buona parte del tempo dedicato alla nostra intimità a cercare variazioni nel nostro corpo che ci possano far dire alle nostre compagne di classe (ce n’é sempre qualcuna più “avanti” che già le ha) che anche noi siamo diventate “donnine”.

E allora vai, ogni mal di pancia ci fa sognare, ogni mal di tette pure… Manco il momento del primo rapporto sessuale è così atteso.

E poi… Eccole ! Le mutandine sporche di sangue ! La sensazione di non trovare le parole giuste con cui dirlo ai genitori, l’imbarazzo che si prova nei “festeggiamenti” dei familiari (pietà, lasciateci vivere il momento del menarca in santa pace ed intimità… Un appello a tutti, non mettiamo volantini o compriamo pagine di giornali per proclamarlo al mondo, come è accaduto a me, forse a causa della tarda età - 15 anni - in cui mi sono arrivate).

E allora… allora sì che si fa parte di una “casta” vera e propria: quella delle confabulatrici mensili. Alle medie, alle superiori (beh, nel mio caso, trattandosi di ITIS, di donne con cui scambiarci i confabulamenti poche ce n’erano, ma ero anche disposta, come anche le altre, a trasferte di classe pur di mantenerci aggiornate).

Ecco la ricerca degli “eufemismi”, di quei vocabolari che, appunto, caratterizzano tutte le caste.

Come chiamarle ? Mica puoi dire mestruazioni, così banale… (e complicato, cazzarola, io le prime volte, da piccina, dicevo a mia mamma “ma quando mi arrivano le meSTURAzioni ?”, e lei manco mi correggeva, meno male che, a furia di leggere “Cioè” e riviste “impegnate” come quelle, ho fatto in tempo a scoprire la sintassi corretta prima di farmi una ennesima figuraccia di fronte al mondo).

Via con le metafore: “Sto aspettando i cugini”, quando una ragazza supponeva di essere nelle adiacenze del ciclo; “Piove rosso nei bassifondi”, da pronunciare soprattutto in presenza di maschi, perché il “pulp” ci faceva sentire forti e diverse ancor più da loro (ah, che soddisfazione essere 20 ragazze in mezzo a 1.600 maschi ed avere il ciclo). Oppure le più banali: “aspetto le mie cose” (tue cose ? E chi te le toglie ?), o l’ermetico “mi devono arrivare”. Una casta, l’ho detto.

I genitori invece propendevano per “Si è sviluppata” (frase telefonata da mia mamma a parenti che penso nemmeno lei si ricordasse di avere, manco fosse stata l’illuminazione sulla via di Damasco), o il tremendo “E’ diventata signorina”.

Poi, Dio ce ne scampi, essendo io figlia unica, mia mamma ha voluto accompagnarmi al supermercato per comprare la prima confezione di assorbenti (lei era già in menopausa). Oh, mica è come adesso, che c’hanno le ali, le molle, la superficie idratante e quella al profumo di muschio selvatico. Ce n’era un tipo solo, spesso 20cm, che quando lo mettevi, ti serviva una taglia in più dei jeans, ed era garantito che, a meno di non portartene dietro una confezione intera (dalle dimensioni di un mattone, mica erano ripiegati come adesso !), a metà giornata avresti già dovuto farti il bagno e cambiarti tutto l’intimo. Insomma, un casino.

Poi scoprivi il mondo degli assorbenti interni. E la mamma, con le sue antenne, iniziava ad ammonirti che “tolgono la verginità”, forse preoccupate della scelta di quelli dalle dimensioni di tronchi d’albero invece degli “OB mini”. Ma qualcuna è mai riuscita a metterseli senza farsi del male (fisico o al vestiario) ? Bah, insomma, io me ne sono fregata fin da subito, e sono passata ai Tampax. Ricordo ancora quando mia mamma me li ha scoperti - non c’era anfratto di casa che non perlustrasse in ricerca di qualche mia pecca, d’altronde, da figlia unica, non aveva un gran lavoro da fare - Caschi il cielo ! Volevo rovinarmi, nessuno più mi avrebbe sposato ! Nessuno infatti mi ha sposato, ma non penso sia a causa dei Tampax. Anzi, quasi quasi vedo se riesco a trovare qualche avvocato che abbia voglia di intentare causa alla Tampax per danni psicologici e morali. Oh, sono ancora nubile. Metti che sia davvero colpa loro… !

Comunque ci si abitua.

Disgraziatamente io non ho mai sofferto di sindrome premestruale (ma chi ha inventato questo nome ha mai provato a pronunciarlo a voce alta ? Causa sputazzi ed eliminazione di capsule; supercalifragilistichespiralidoso è più semplice, al confronto). Ogni tanto mi inventavo mal di testa che non avevo, così, tanto per non essere da meno delle mie compagne. Chissà se anche loro fingevano.

Causa totale irregolarità del ciclo (una volta ogni 10 giorni, poi niente per quattro mesi, poi un mese di fila) mi sono rotta le scatole e, complice l’arrivo, nel frattempo, del primo fidanzatino, ho iniziato a prendere la pillola. Ah che soddisfazione… Da allora so esattamente a che ora mi arrivano: alle 15 del lunedì successivo al giovedì in cui ho la pausa nell’assunzione della medesima.

Devo dire che ora, sarà l’età, sarà che gli ormoni sono stufi di farsi comandare da una pasticchetta quotidiana, un po’ di sana irritabilità e di mal di testa (quello atroce, per essere sincera), nei giorni prima mi arrivano. E allora vai, la soddisfazione di sfogarmi e poter dire pane al pane e vino al vino, con aria sofferta e contrita, in famiglia, e poi, con aria dispiaciuta, affermare, in posa da telefoni bianchi “Ah, scusate, sono così irritabile e stanca… mi deve arrivare il ciclo, scusate, scusate…”, e magari far scendere una lacrimuccia (da non usarsi tutti i mesi, se no ti sgamano).

Poi i patemi d’animo quando, per qualche motivo, si perde fiducia nella pillola (in fondo mica copre al 100%, si affannano di ricordarci le ginecologhe cassandre) e tarda di un quarto d’ora l’arrivo del ciclo.

Ma, in fondo, questa è la nostra vita. Sono nostre compagne di viaggio, le mestruazioni (nel senso che arrivano soprattutto in coincidenza delle ferie o dei viaggi di piacere), sono nostre amiche e confidenti (mai capitato di parlarci ? Unica pazza ?).

Ed il bello è, ogni tanto, pensare che davvero, come dice qualcuna, se gli uomini avessero il ciclo, il mondo si fermerebbe per 5 giorni al mese…

Per approfondimenti, qualche altro link:

(via Storie di me)

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